Otranto - Italy

Otranto (Italian pronunciation: [ˈɔːtranto]; Latin: Hydruntum) is a town and comune in the province of Lecce (Apulia, Italy), in a fertile region once famous for its breed of horses.

It is located on the east coast of the Salento peninsula. The Strait of Otranto, to which the city gives its name, connects the Adriatic Sea with the Ionian Sea and separates Italy from Albania. The harbour is small and has little trade.

Matese Lake

Lake Matese (pictured) is the highest karst* lake in Italy. It is at the foot of Mt. Miletto (2050 m/6200 feet) and Mt. Gallinola (1923 m/6000 feet) in the local mountain group known as the Matese massif.

La Gallinola

La Gallinola (1923 m s.l.m.), la cima più alta in territorio Campano



Partizan Matese: non solo 4 calci ad un pallone!


Spesso se ne parla ma senza capire il significato reale. Cos'è lo sport popolare? Aggregazione a costo 0, azionariato popolare, scuola calcio a costo 0, assemblee di piazza e manifestazioni politiche. Potrei racchiudere in tutti questi passaggi il significato di sport popolare, ma avrebbe poco senso. Lo sport popolare è una grande famiglia in continua evoluzione, senza nazionalità, senza barriere e senza padroni. Questo è lo spirito che accomuna la stragrande maggioranza delle realtà popolari ed in particolare il Partizan Matese, la prima squadra di futsal popolare in Italia. Nata nel 2013 da un gruppo di ex militanti del PRC, la realtà del Matese decide fin da subito di iscriversi al campionato di calcio A5. Conclusa l'esperienza politica in un "partito fantasma" con la volontà di intraprendere un percorso autonomo e al servizio della collettività. La scelta dello sport è stata quella più facile: ripartire dal basso e con i giovani. Lo strumento fondamentale di queste realtà sportive? L'azionariato popolare! Il Partizan Matese può contare su oltre 60 azionisti popolari, cittadini che hanno sostenuto con una donazione le spese per garantire lo svolgimento delle attività sportive e sociali. Il ruolo degli azionisti non termina qui. Hanno un ruolo attivo all'interno dell'organizzazione. Essi costituiscono l'assemblea degli azionisti ed eleggono un rappresentante che di diritto entra in società. Una forma di democrazia partecipata tramite la pratica dello sport. Una famiglia che da due anni accoglie i migranti africani e che si espone in prima linea contro la speculazione della malavita organizzata intenta a realizzare eco mostri in tutta la provincia di Caserta. Un movimento che cresce sempre più e registra in Campania un gruppo nutrito di società. Quartograd, Lokomotiv Flegrea, Stella Rossa 2006, Rfc Ska, Afro United, Atletico Brigante ed infine noi. Ovviamente non manca quella goliardia che ci rende unici sugli spalti. Cori, pezze e striscioni per una giornata fuori dal coro. Lo sport popolare va conosciuto, apprezzato e praticato. Il divertimento è assicurato!

Occhi tesi e forchette al rovescio

Good morning my friends! Così inizia la mia Domenica fuori dal coro. Una giornata di Ottobre, uno di quei pomeriggi da trascorrere sul divano a guardare quei talk show da quattro soldi che la tv di stato ci passa subito dopo pranzo, con il rischio di subire una brutta indigestione e non per il "castrato" domenicale, ma per la marea di cazzate che puoi ascoltare da gentaglia pagata con i nostri soldi. Esci di casa e vai a trovare i fratelli del Gambia. Una settimana a Totari (frazione di Alife, paese in provincia di Caserta) e già li sento parlare italiano. Entro e all'ingresso trovo Alpha, un ragazzo gracile e con gli occhioni neri. Mi fa accomodare nel salotto dove sono seduti tutti gli altri ragazzi. Saluto Patrizia, Diego e Sergio, i tre cooperanti che aiutano i migranti nella struttura. Oggi mangiano tutti insieme, come una vera famiglia. Patrizia ha cucinato la pasta al forno per tutti. Diego le da una mano a sistemare in cucina e Sergio con l'aiuto dei ragazzi ha apparecchiato la tavola. Scambio due parole con Bamba, un giovanotto dai rasta naturali molto spigliato. Prova a parlare in italiano e in qualche modo si fa capire. Da una settimana Sergio gli sta insegnando l'italiano e qualche parola in dialetto napoletano. La pasta è pronta! Patrizia ci invita a prendere posizione a tavola. Un profumo intenso arriva dalla cucina e vedevo già i ragazzi sfregiarsi le mani sotto al tavolo. Oggi di sicuro mangeranno. Finalmente. Si accomodano tutti e i piatti sono in tavola. Sono distanti dal tavolo ed il piatto e lontano dal corpo. Prendono le forchette e le stringono forte, quasi come se fosse un tesoro. Fissano il piatto come se contenesse pepite d'oro. Infilano le prime forchettate e con quella enorme bocca iniziano ad assaporare la buona cucina italiana. Abbassano gli occhi e consumano il loro pasto domenicale. Nelle loro mani ho visto la fame e il riscatto. Ogni morso era un calcio alla povertà, un gustoso riscatto che le loro vite dimenticate attendevano da tempo. Si alzano dalla tavola e ripuliscono tutto. Sergio li ha educati fin dal primo giorno. Qualcuno gioca, qualcuno guarda la tv e qualcuno si spegne lentamente nel ricordo dei propri cari. Ibrahim è un ragazzo spigliato, per i suoi connazionali irriverente. Lui è uno di quelli che si spegne. E' stato frustato in Libia senza un motivo. Sayo non sente da 2 mesi sua madre. Accascia la sua testa e pensa. Vorrei capire cosa gli dice la sua testa. Un giorno lo scoprirò. Una Domenica fuori da coro, una giornata silenziosa e di poche parole . Sono sicuro che nelle teste di questi ragazzi ci sono delle orchestre inquietanti che andranno via solo grazie a noi. Provarci non costa nulla.

Una gran bella Domenica.

Ricomincio da me? No!

Tranquilli...non sono sparito, ero solamente in missione. La vita spesso ci riserva delle sorprese che ti lasciano basito, attonito e spesso impietrito. Ci sono sorprese che ti fanno gioire e arricchire il bagaglio culturale. Ho avuto la bellissima esperienza di collaborare con un centro di accoglienza per i richiedenti asilo politico. Ho incontrato tanti ragazzi, ho ascoltato tante storie e asciugato tante lacrime di ragazzi più piccoli di me. Hanno avuto solo "il dono" di essere nati nella parte sbagliata del Mondo. Occhi tondi, grandi come il mondo, quel mondo che gli ha negato un'infanzia normale, quelle mani piene di calli e smagliature, come quei solchi di terra lavorati in Gambia e in Ghana. Frustate sulle spalle, come i remi battono sulle acque del mediterraneo. Quel sorriso di speranza, la speranza di chi ha perso un genitore, un fratello e una sorella nel cimitero più grande d'Europa. La mia vita si è movimentata e ho scoperto di avere tanti fratelli di tante nazionalità. Il mio istinto mi porta a difenderli, a trattarli bene e a rispettarli. Il mio inglese lascia a desiderare. Orrori di comunicazione a volte non lasciano scampo: "c'è da studiare"!  Vado a Milano per lavoro e compro il vocabolario da viaggio per l'inglese. Torno e subito mi metto all'opera. Parlo con i fratelli africani quasi come un comico della Mediaset, l'importante è farsi capire. Per ora ci capiamo molto bene. Proverò a farmi capire meglio affinché la loro vita diventi migliore. Con o senza uno smartphone.